Mt 13,10-12 Perché le parabole? - 2 - Incontrare Dio

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Perché le parabole? 2ª parte
“Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono”. Mt 13,13
Coloro che non comprendono sono coloro che non credono, che non sanno vedere dentro le parabole, riconoscendo il senso delle parole. Essi le ascoltano solo come parole umane e non permettono alla parola del Signore di essere ciò che è: fenditura, via che spiana la strada verso il Padre.
Per questo  a  loro  parlo  con parabole:  perché  guardando  non vedono,  udendo  non ascoltano  e non  comprendono.
Così  si  compie  per  loro  la profezia  di  Isaia  che dice:
Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!
Mt 13,13-15
Coloro che credono, invece, sanno che nell’insegnamento cristiano, ogni parola ha un’apertura verso l’infinito.
Dal punto di vista umano, l’udito dei credenti e dei non credenti, finché si tratta di cose materiali, è  identico, ma solo l’udito dei credenti ha accesso alla dimensione divina della parola. La fede, quindi, fa la differenza!
I non credenti, invece, anche se ascoltano non comprendono, perché a cosa serve loro ascoltare le parole di Gesù, se il loro cuore è chiuso?
“Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete”. Mt 13,14
Gesù si richiama alla parola di Isaia, per spiegarla e mostrare il suo adempimento nei non credenti.
Il vedere e l’udire naturali non proseguono più nell’«udire» e nel «vedere» del divino come avveniva al principio, perché il peccato ha interrotto il legame e Gesù adotta le parole del profeta per evidenziare la linea di confine tra i credenti e i non credenti.
È solo accettando Lui e il suo insegnamento che si va oltre a questa divisione ed è lo stesso Spirito, che anima tanto Isaia quanto Gesù, che ci aiuta a comprendere il senso delle sue parole.
“Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!” Mt 13,15
Non è possibile che qualcuno sia del tutto privo di ogni capacità per giungere alla fede come, non è possibile, che i credenti diventino sbadatamente non credenti.
Il problema è che noi possiamo chiuderci entro i limiti che noi stessi ci siamo posti, dicendo “no” alla salvezza che Dio ci offre. Spesso, riteniamo di poter decidere sulle nostre scelte, senza che nulla intralci i nostri piani e questo «nulla», è dettato solo dalla nostra volontà. Scegliamo noi stessi anziché Dio e, il bello è che crediamo di sapere ciò stiamo facendo!
Se solo lo volessimo, i nostri occhi potrebbero vedere le opere di Dio, dentro e fuori di noi. Invece, chiudiamo gli occhi e induriamo i nostri orecchi per vedere e udire solo ciò che vogliamo.
Gesù potrebbe guarirci, perché la Verità sempre guarisce e salva.
Ma noi, gente di poca fede, abbiamo paura della grazia di Dio, preferiamo ripiegarci nel nostro piccolo mondo piuttosto che riconoscere l’ignoto del Signore. Costruiamo in noi stessi un rifugio in cui ritirarci e da esso ignoriamo il Signore che si avvicina anzi, sentiamo questo avvicinarsi di Dio come un attacco sproporzionato al nostro io, e lo respingiamo al di fuori dei nostri ristretti confini.
In realtà, Gesù ci vuole liberare anche da noi stessi, perché siamo diventati un pericolo a noi stessi.
“Comprendere con il cuore…”
Significa l’unità di tutto l’atteggiamento cristiano. Il cuore comprende e si converte se la fede è viva e questo comprendere, non solo con l’intelletto, può dare felicità e pienezza alla nostra vita.
Non è l’amor proprio ma l’amore che il Signore ci dona a renderci capaci di credere. Allora, il soppesare, il misurare, il giudicare, lo stabilire limiti, ecc. vengono meno, perché entra in gioco l’amore vero. Comprendere con il cuore è un dono della grazia, che però, allo stesso tempo, presuppone la nostra volontà.
L’amor proprio che rifiuta o limita l’amore del Signore, non può coesistere con la fede.
Chi è privo di fede ha paura d’essere convertito, sanato e dire al Signore un sì definitivo, perché l’essere sanati e quindi salvati, presuppone la rinuncia al proprio modo di comprendere per vedere con il cuore del Signore.
Su questa via, non ci sono soste, perché il Signore non cessa di donare la sua grazia finché le nostre ultime resistenze e angosce non siano messe da parte, perché possiamo vivere nella gioia, pienamente convertiti e salvati.
Questo è il fondamento della missione del Signore.
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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