Mt 13,10-12 Perché le parabole? - 1 - Incontrare Dio

I Cercatori di Dio
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Perché le parabole?
L’abbondanza di Dio
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Gesù ha parlato alla folla del Regno dei cieli in parabole e ora i discepoli vogliono sapere il perché e noi pure.
Per prima  cosa  dobbiamo  tener  presente che, quando il Signore
“Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha.” Mt 13,10-12
parla a coloro che lo seguono, davanti al suo sguardo, c’è tutta la verità e la pienezza della volontà del Padre.
I discepoli rivolgono delle domande al Maestro, come faremmo noi, ed egli risponde loro offrendo la verità tutta intera, ma essi non la colgono mai nella sua interezza. Perché?
Gesù, non deve manifestare solo ste stesso e le cose di Dio, vuole anche suscitare un desiderio profondo nei credenti di conoscere e sperimentare ancora di più, egli vuole accendere di desiderio i cuori che decidono di collaborare con lui.
Nella domanda dei discepoli c’è la possibilità che Dio Padre ha dato all’uomo nell’atto stesso della creazione: comunicare con lui, chiedere il senso del suo agire. Pertanto, Gesù, ha il compito di educare coloro che lo seguono a porre delle domande adeguate.
Le domande dei discepoli sono già un atto fondamentale di adorazione, perché essi si avvicinano al Maestro e vogliono conoscere da lui la verità, qualunque essa sia. Sanno che lui solo può donare la verità, perché essa dimora in lui, anzi, è lui stesso la verità.
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
Il Signore, quindi, stabilisce una differenza tra i credenti e i non credenti. Il senso di questa divisione, all’inizio non è chiaro; ciò che il Signore afferma si riferisce ai misteri del cielo che lui possiede: la vita eterna, la verità della vita divina della Trinità, in cui il Figlio dimora.
Egli dona ai discepoli qualcosa di questa vita eterna e mette in risalto ciò che li differenzia dagli altri: l’essere suoi. Pertanto, essi, con la loro vita prendono parte ai suoi segreti e possono interrogare il Maestro, sebbene lui non spieghi ancora perché sono stati scelti ed eletti.
Così a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza;
La separazione tra i due gruppi appare ora incolmabile.
Ai suoi, il Signore dà la verità del Dio Uno e Trino ed essi sperimentano che il loro desiderio profondo racchiuso nel loro cuore è saziato, la comprensione del mistero di Dio produce gioia quando godono di quel che è loro donato, quando come credenti hanno la fede e, quando, come veri seguaci vivono camminando con Gesù, allora è dato loro ancora di più.
Qui, poi, non si fa ancora accenno del fatto che in tal modo crescono anche le richieste di servizio da parte del Signore, perché la pienezza balza così tanto all’occhio che tutto il resto passa in secondo piano.
ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Coloro che non hanno voluto aver parte con il Signore, sono stati anche privati di ciò che avevano. Appaiono come dei ripudiati cui non è più dato di stare dinanzi al Signore.
La fede cristiana viene presenta come assoluta, non vi è alcun surrogato di essa.
Quando il cristiano rinuncia alle proprie sicurezze e non misura i confini di ciò che gli appartengono allora, può ricevere quel che il Signore continuamente gli dona e vivere nella pienezza, perché ha preso dimora nella sua patria e nella sua casa. Egli sa che la sua ricchezza non finirà mai e che il dialogo con il suo Signore non verrà mai meno.
Il non credente può tentare di consolarsi costruendosi una verità, una visione del mondo soggettiva, una filosofia, dei valori cui attaccarsi; può procurarsi delle sicurezze e dei piaceri ma questi sono interessi caduchi, come il tempo che porrà loro fine. Tutto questo gli sarà tolto quando verrà l’ora in cui dovrà constatare l’inutilità del proprio agire.
(cfr Adrienne von Speyr)
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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