L’attesa e la nascita di Gesù - Incontrare Dio

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L’attesa e la nascita di Gesù
Parlare dell’attesa e della nascita di Gesù con il cuore di Maria è in po’ azzardato, oltretutto vi sono migliaia se non milioni di commentari sull’argomento, ma quest’avventura voglio correrla anch’io.
Tempio
Maria attendeva il Messia come tutte le ragazze del suo tempo ricche di fede, ma con una disponibilità maggiore. Quando l’Angelo si è presentato da lei, è cambiato tutto. Maria è passata dall’attesa generica del Messia salvatore, all’attesa di Gesù e, questo evento, ha comportato il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento.
Anche il suo «sì» è stato diverso; infatti, quello detto a Giuseppe, era la risposta naturale come fidanzata, mentre il «sì» detto all’Angelo, quindi a Dio, è stato il suo consenso alla Redenzione. È questo il presupposto che Dio ha voluto da colei che sarebbe divenuta la Madre sua e dell’intera umanità redenta. Pronunciando il suo «sì», la Madre realizza l’atto preparatorio, necessario alla salvezza di molti; poiché è incluso nell’opera della grazia salvatrice. Questo «sì» di Maria ha già un carattere neotestamentario, vicario (ha detto sì per tutti noi), sociale ed eucaristico.
Tenerezza
Maria, a differenza delle altre mamme in attesa, ha visto solo l’Angelo che le ha anticipato Dio come Figlio, quindi non può raffigurarsi il bambino o immaginare i tratti del suo viso guardando Giuseppe.  Maria deve vivere l’attesa, senza alcuna fantasia! Lo spirito dell’Avvento per lei sarà come lo spirito del digiuno e della Quaresima che culminerà nel tempo di Pasqua.
Come per tutte le mamme, l’amore per il Figlio aumenta in Maria con il passare dei giorni e  l’amore del Signore  accresce in lei  i suoi meriti e la  predisposizione ad
amare. Quest’amore che sovrabbonda per il Figlio, fluisce già in segreto anche in direzione della Chiesa e di tutta l’umanità.
Maria accoglie e accetta la sofferenza con tutta l’anima, come grazia elargita da Dio. Già durante la gravidanza, non ritiene come sua proprietà il bambino che sta attendendo, ma è pronta a donarlo agli uomini. Maria, non vive solo la condizione di chi sta per generare una vita, in lei si completa tutta l’attesa del mondo, in forma non egoistica, ma generosa.
Maria, sacrifica sull’altare della disponibilità, la sua intimità con il bambino, e Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che non si lascia vincere in generosità, supplisce con il suo amore, concedendole di vivere sempre e solo alla sua presenza.
Nel tempo del suo Avvento, nell’ordinarietà tra l’Antico e il Nuovo Testamento, Maria patisce i dolori spirituali per la nascita di suo Figlio, assumendo così il ruolo di partoriente partecipando alla salvezza. Nell’Antico Testamento ogni figlio era un bene per la sua famiglia e la sua stirpe e, così, ogni servizio reso al bambino, era anche a favore del popolo. Maria, con la sua completa disponibilità, precorre il Nuovo Testamento, lasciando al Padre il compito di trasformare il suo «sì» in un servizio a favore del Figlio e dell’umanità intera. Ella dona il Figlio al mondo creato da Dio affinché possa essere salvato e lo dona al Padre perché salvi il mondo, per cui con un solo atto adempie la sua doppia missione: dona il Figlio a Dio e al mondo.
Il concepimento non lascia presagire nulla di tutto ciò, eccetto la fede. Il bambino che Maria dà alla luce la notte del Natale non provenendo solo dal suo grembo, lo dona a Dio e agli uomini nella pienezza della sua feconda verginità, e nella traboccante riconoscenza della sua anima e del suo corpo.
È uno scambio reciproco di doni: Maria affida a Dio il diritto esclusivo della sua purezza e lui le dona una fecondità sovrabbondante e soprannaturale.
Il piccolo “granello di senape” è cresciuto e il cammino proseguirà dalla mangiatoia alla croce e quest’apertura è per Maria il vero mistero della Natività.
(cfr Adrienne von Speyr)
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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