La preghiera come cielo aperto - Incontrare Dio

I Cercatori di Dio
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La preghiera come cielo aperto
Cristo il Salvatore
Prendiamo spunto da una citazione di Gesù riportata in Matteo 18,10: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
I «piccoli» sono indifesi per la loro piccolezza e fragilità, c’è un luogo, però, in cui sono al sicuro da tutto, è il luogo dove i loro angeli guardano Dio, non un sito immaginario, ma un luogo dato da Dio, in cui i «piccoli» hanno diritto di cittadinanza e sperimentano, non con forza e parole, bensì in modo misterioso, che gli angeli contemplano Dio. Il riferimento agli angeli che vedono la faccia del Padre celeste pone l’accento ala dignità e importanza dei piccoli, ecco perché disprezzarli, significherebbe disprezzare la visione di Dio attraverso i loro angeli.
I piccoli, però, non sono solo coloro che per l’anagrafe sono bambini, ma sono tutti coloro che si sono mantenuti tali attraverso un cammino di maturazione spirituale, contrapposto a coloro che si credono sapienti e intelligenti.  Questo termine, perciò, indica una categoria spirituale che può essere accostata a quella dei “poveri” in spirito e agli umili (‘anawîm – “povero di Javhé”) di cui si parla nell’Antico Testamento.
Ora, se nella Chiesa, ogni credente appartiene alla comunità dei santi, pur essendo peccatore, com’è possibile che possa ambire a diventare servo di Dio? Come può partecipare alla visione divina del suo angelo, se il suo angelo è unito a tutti gli altri angeli che, insieme al Figlio, stanno davanti a Dio a intercedere per la Chiesa?
Gesù Cristo vive nella Chiesa nei suoi Sacramenti, nella liturgia, nella predicazione, in tutta la sua attività. In particolare, continua a essere presente in mezzo a noi nell'Eucaristia.
La Chiesa ha «due ubicazioni»: una invisibile in cielo, e una visibile sulla terra, sebbene quest’ultima abbia dei legami strettissimi e continui col cielo. La sua realtà è complessa, ma si può paragonare – da lontano – con quella dell’uomo, anche se è totalmente diversa, perché la Chiesa ha poli differenti e la sua caratteristica è l’unità mentre nell’uomo, anima e corpo costituiscono in lui una sola creatura, capace sia di verità e sia di menzogna, in grado di sperimentare sia la Grazia sia il peccato.
Il Figlio di Dio venne nel mondo per salvarci e per farsi garante di ogni singolo uomo; egli fece questo insieme al Padre e allo Spirito Santo, con la collaborazione di sua Madre, di tutti i santi e di tutti gli oranti e insieme con gli angeli.
Ecco perché gli angeli, che contemplano Dio, hanno un legame con l’uomo e con premura lo accompagnano lungo la loro esistenza. È proprio per questo legame che l’uomo può gustare, come caparra, degli scorci di Cielo, sperimentando il “già e non ancora” di cui parla san Paolo.
Qui, sulla terra, Dio può donare di fare esperienza del suo eterno movimento verso l’uomo e viceversa, del movimento dell’uomo verso di Lui. Pensiamo a santo Stefano, primo martire che ferito a morte, vede i «cieli aperti» (cfr At 7,56). Egli, non manifesta questa visione per sé (non ne aveva bisogno), ma come testimonianza per tutta la Chiesa.
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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