La Sofferenza innocente - Incontrare Dio

I Cercatori di Dio
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Domanda del 30-12-2018
Salve!
La contatto, per rivolgerle due domande. La prima riguarda la sofferenza: perché, Il Signore, permette che, gli uomini giusti, nelle loro vite subiscano molte tribolazioni e umiliazioni? E qual è inoltre, il senso di tali prove?
La seconda riguarda invece la santità: in cosa consiste realmente la santità? Di certo, essa non è “Vivere senza peccato”: pensiamo in particolare a San Paolo, il quale perseguitava i cristiani! Inoltre, come si deve comportare un fedele, per cercare di diventare santo? Ci possono essere poi delle persone che, pur non essendo state canonizzate dalla Chiesa, tuttavia esse sono sante “Agli occhi di Dio”?
La ringrazio per la sua disponibilità!
Cordiali saluti e buone feste!
P.S.: Desidero che, la risposta, venga pubblicata sul sito!
                                                                                                                                    Luca
Buon giorno Luca, cercherò di rispondere alle tue domande.
La prima riguarda la sofferenza degli uomini giusti e che senso ha la loro tribolazione.
È questa una domanda antichissima, il libro di Giobbe è tutto impostato su questo tema: la sofferenza del giusto innocente.
Tutti noi siamo colpevoli, in quanto eredi di Adamo ed Eva, ma Gesù ci ha liberati dal maligno, ci ha salvati! La nostra salvezza richiede però la nostra partecipazione, la nostra volontà perché Dio non salva nessuno contro la sua volontà.
Gesù ci ha liberato dalla morte spirituale, ma siamo ancora, in parte, soggetti alla morte nella carne, e questa causa sofferenza. Il diavolo questo lo sa bene, perciò fa di tutto (per la sua cattiveria) affinché noi possiamo soffrire, ma non ha il potere, se noi non vogliamo, di condurci anche alla morte spirituale.
È vivendo la sofferenza nella pazienza e offrendola a Gesù che possiamo essere somiglianti a Lui, il quale ha offerto la sua sofferenza al Padre. Se noi facciamo lo stesso, partecipiamo, con Cristo, alla salvezza degli uomini pur non avendo una grande colpa. È qui che s’inserisce la sofferenza dei bambini, i quali sono innocenti, ma vivono anch’essi le conseguenze del peccato originale, pur non avendolo commesso personalmente, come allo stesso modo un figlio partecipa alle conseguenze del fallimento dei genitori e ne sopporta anche le conseguenze.
La sofferenza offerta a Dio Padre, insieme a Gesù Cristo, ci fa “meritare” la sua benevolenza, che non necessariamente è assenza di sofferenza; infatti, il Padre, non l’ha risparmiata nemmeno a suo figlio Gesù, che era del tutto innocente.
Occorre precisare che la nostra sofferenza è efficace solo se unita alla sofferenza di Gesù Cristo: è Lui che ci merita la salvezza! La sofferenza, da sola, non è sufficiente, anzi diventa bestiale, direi che è diabolica perché è fine a se stessa.
In questo modo si spiegano le nostre sofferenze, anche quelle dei giusti: in Dio, tutto volge al bene se accettiamo il suo cammino. Non dobbiamo dimenticare quello che eravamo: meritevoli di morte a causa del peccato originale, dal quale Gesù ci ha liberato con il Battesimo.
La seconda domanda riguarda la santità.
Essa è una caratteristica di Dio.
La santità è un dono di Dio, egli la dona a coloro che stanno vicino a Lui. Gesù ci ha insegnato come fare: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Vangelo di Matteo 5,48). La ricordi? Gesù ci ha dato il modello da imitare, il Padre.
Dio è perfetto amando e noi lo possiamo imitare comportandoci nello stesso modo, come ha fatto Gesù: amando gli altri, che sono nostri fratelli, anche quelli antipatici, sopra noi stessi.
Ci possono essere dei santi non canonizzati? Sì, la maggior parte dei santi non è canonizzata, il Paradiso è pieno di questi santi, che sono vicini a Dio.
I santi che la Chiesa ci offre alla venerazione sono semplicemente dei modelli alla nostra portata da imitare. La loro vita diventa un pedagogo alla santità, alla prossimità di Dio. Ce ne sono molti perché noi abbiamo sensibilità molto diverse, di un santo ci piace un aspetto, di un altro qualcosa d’altro, e così via.
Ciao Luca, spero di averti accontentato un po’.
don Fabrizio
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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