Parola di DIo: si apre e si chiude - Incontrare Dio

I Cercatori di Dio
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Parola di Dio: si apre e si chiude
Cristo il Salvatore
La preghiera pronunciata dalle labbra e dalla voce, con attenzione, raccoglimento e fervore dovrebbe essere l’anticamera di quella formulata nel silenzio della nostra interiorità. Purtroppo, a volte, anche se abbiamo pregato bene nella forma, seguendo uno schema stabilito dalla Chiesa, possiamo sperimentare un germe di sterilità e di abbandono. In realtà, ciò che avviene nella preghiera, è come velato dietro le parole pronunciate.
Innanzi tutto, la nostra orazione non deve essere rapida. Ad esempio, il Padre Nostro dovrebbe continuare a farci stupire, ogni volta che lo recitiamo. Sono tante le richieste (sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà ecc.) e ciascuna di esse ha un significato profondo che non basta una vita per capirle e aprirsi al frutto che esse racchiudono, figuriamoci quando preghiamo in modo sbrigativo!
Chi prega in modo veloce, non capisce la portata delle parole che pronuncia, né si pone il problema di come debba comportarsi quando prega. A volte accade di interrompere frettolosamente, per essere a disposizione del prossimo, almeno così crediamo.
Nell’esercizio della preghiera dobbiamo prendere coscienza che il Figlio Dio si è incarnato nella natura umana, al punto che si è fatto uomo come noi. Eppure, quando egli pregava il Padre, era così unito a Lui che pronunciava le parole del Padre nostro con il loro vero e pregnante significato.
Se pregassimo, anche noi, con questa passione, il nostro rapporto con Dio diventerebbe così confidenziale che potremmo essere sopraffatti, trascinati e catapultati dentro ad un vortice d’amore. Questo potrebbe accadere ogni volta, se la nostra preghiera fosse autentica e, di certo gli effetti rimarrebbero a lungo in noi.
Solo così, ogni parola da noi pronunciata nella preghiera diventerebbe un tesoro, mostrando la sua forza interna tanto da svelarci la vita del Signore. In primo luogo, come l’ha trascorsa qui sulla terra e poi nel cielo, in continuità con quella terrena.
La preghiera, infatti, quando è fatta bene, s’impregna di mistero: il Figlio Dio scende nel nostro cuore e con lui andiamo al Padre e allo Spirito Santo. Così, la parola da noi pronunciata si chiude in cielo, realizzando il suo compimento.
Pertanto, l’amore verso Dio che diciamo di vivere diventa, con questo collegamento al Dio uno e trino, davvero reale e pieno della Sua presenza, non più un vuoto enunciato.
Dio si dona sempre, ma non siamo noi a stabilire l’intensità e la portata del suo dono o a calcolare il peso o la dimensione di quanto Lui desidera fare. Le nostre parole non devono avere la presunzione di dire a Dio ciò che deve fare, noi possiamo solo pregare in un atto contemplativo, lasciando a Lui la libertà di come, quando e se ritiene opportuno intervenire.
In questo modo la nostra preghiera si chiude e, nello stesso tempo, si apre alla libertà di azione del Signore ed è saldamente ancorata all’eterno, ma non finisce qui perché la preghiera la possiamo rinnovare, ogni volta che decidiamo di dare gloria a Dio, mettendoci alla sua presenza e permettendogli di agire nel modo che ritiene più opportuno.
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Responsabile don Fabrizio Maniezzo

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