5 - La maternità di Maria - Incontrare Dio

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La maternità di Maria
Maria diventa Madre in virtù del suo «sì», lasciando che la parola dell’Angelo diventi una realtà viva in lei mediante l’azione dello Spirito Santo, Dio accoglie il suo «sì» perché esso è anche compreso nel perfetto «sì» della grazia divina.
La  Madre  porta  il  bambino  in  grembo, sia  nel  fisico  sia  nello
Maria
spirito. Fisicamente, egli usa della sostanza della Madre per svilupparsi; spiritualmente, è lui che dà vita e forma alla Madre.
Con il suo «sì», lo Spirito del Signore, si “impossessa” di lei per renderla feconda, secondo i suoi fini, e lei accondiscende con piena disponibilità. Per Maria è sufficiente compiere ciò che di volta in volta la grazia le indica e le comunica, lasciandosi plasmare da Dio.
 
Non è possibile stabilire quanta grazia possedesse già prima di pronunciare il suo sì (anche se l’Angelo l’aveva chiamata: piena di grazia), o al concepimento o quanta il Figlio gliene abbia ancora donata, di certo Egli l’ha preparata alla maternità concedendole la sua grazia con abbondanza.
 
Possiamo affermare che Maria, in ogni fase della sua formazione, si trovò in piena consonanza con la condizione richiesta da Dio; quando il Signore decideva qualcosa, la risposta della Madre era già contenuta e inserita nel suo disegno.
 
Dio non vuole nascere da lei “usandola” part time, per raggiungere i suoi scopi. Si serve di lei senza riserve, in modo illimitato, ma mentre le concede la grazia di donarsi secondo la misura della sua natura umana, anch’Egli le fa dono di ogni cosa, secondo la sua natura divina ed eterna.
 
Maria non cessa di essere Madre con il parto, non è separata dal frutto che mette alla luce, anzi, si deve al frutto del suo grembo che lei diventi Madre di tutti i cristiani. Il legame fisico-spirituale tra la Madre e il bambino continua a sussistere come un eterno mistero tra di loro: fino alla fine dei tempi Maria sarà Madre e Gesù, suo Figlio.
 
Egli la coinvolge in tutto nella sua missione, nel suo operare e nel suo soffrire, pertanto la maternità di Maria, raggiunge anche il mistero della Redenzione.
 
Appare chiaro che Maria ha dei meriti reali per quanto riguarda la salvezza; certo, era presente la grazia divina quando ha pronunciato il suo «sì» incondizionato, ma lei era libera di pronunciarlo o no. D’altra parte, il mistero della salvezza, sarebbe stato vano se Maria avesse risposto sotto una qualsiasi forma di costrizione, determinata dalla grazia o dall’elezione della sua persona.
 
La prima conseguenza di quest’amorevole sottomissione è la sua feconda maternità che la rende, contemporaneamente, ancella e regina, sebbene lei si subordini a lui senza riserve nel realizzare la missione alla quale è stata incaricata. Infatti, il carattere incomparabile della fecondità di Maria deriva dall’aver deposto, in maniera definiva e indissolubile, il suo «sì» nelle mani del Signore.
 
Anche il nostro sì, all’invito del Signore di porre la nostra vita a servizio della Redenzione, nella misura in cui è autentico, non manca di portare frutti. Succede, però, che noi ricadiamo nell’indifferenza e, ciò che in noi avrebbe dovuto essere fecondo, rimane in parte sterile, sottraendo il nostro contributo all’opera della Redenzione.
 
Maria, invece, pronunciando il suo «sì», ha già fatto esperienza della morte sostanziale, per cui totalmente morta per se stessa, ora vive solo nel Figlio e per lui (dice san Paolo: …non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me).
 
Niente in lei contrasta l’azione di suo Figlio anzi, tutto il suo essere è senza riserve e a sua disposizione per sostenere ed elevare la sua opera di Redenzione.
 
Questa grazia mariana continua a sussistere e ricadere su noi, se ci sforziamo di fare la volontà del Padre, facendoci diventare non solo fratelli e sorelle, ma anche madri del Signore.
(cfr Adrienne von Speyr)
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